A volte ho un po’ paura.

Forse sono un po’ chiuso, forse sono un po’ (come definirebbero i giovani d’oggi) “asociale”, forse sono solo un pelo diffidente. Forse faccio pure bene.

Oggi in ufficio, Venerdí, cerco di mettere a fuoco lo schermo. Un malditesta pazzesco mi sta massacrando.
Ricordo solo che ieri sera siamo andati a festeggiare il capodanno cinese, poi ero in un pub a bere, poi al casino’ a perdere soldi, poi mi sono addormentato su un divanetto del casino’ e mi sono risvegliato sul pavimento del salone di casa arrotolato dentro una coperta stamattina alle dieci.
Date queste premesse lavorare é complesso.

Un tizio russo (nuovo assunto: programmatore) si aggira da 3 ore nel mio ufficio. Un paio di cuffie extralarge in testa, jeans anni 70 tirati sotto le ascelle, cammina per l’ufficio con le sue cuffie e pondera. Ogni tanto si ferma, fissa il vuoto e pondera piú intensamente.

Ogni tanto alzo lo sguardo dai miei due schermi e lo osservo un po’ preoccupato. Per come la vedo io potrebbe anche imbracciare un AK-47 da un momento all’altro e farci tutti fuori perché aveva le palle girate.
E nessuno avrebbe un cazzo da ridire.

Allo scoccare della terza ora, l’uomo con le cuffie delle grandi pianure si siede vicino a me e mi chiede una penna.
Raggiungo con la mano una papermate blu schifosamente mangiucchiata sulla scrivania, accanto al cartone del latte da cui sto bevendo da stamattina nella speranza di disintossicarmi.
Noto con piacere che lui non si rende conto che la penna che gli sto allungando é intrisa dalla mia saliva, ma felice la stappa, sparge una serie di fogli sulla scrivania e si mette a rispondere ad un questionario, apparentemente risolvendo dei calcoli matematici complessissimi che, ovviamente, risolve a memoria o con l’ausilio di qualche geroglifico su pezzetti di carta volanti.

Dopo quindici minuti completa qualcosa per cui io avrei impiegato mezza giornata solo a leggere il titolo, mi guarda, sorride, ed invece di tirare fuori il fucile automatico mi da indietro la penna sbauscicata, si alza e se ne va.
Lo saluto e ritorno al mio sito porno.

Mi rendo conto di essere pagato sicuramente troppo per quello che faccio qui dentro.
In seconda analisi penso: “sticazzi” e torno nuovamente al sito porno.

Tags Lavoro, Scleri

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